

Nel corso dei Festeggiamenti in onore del Santissimo Sacramento e della Disfida dei Trombonieri, il pistone viene indicato quale “arma ad avancarica del XVI secolo”, abilmente costruita da armaioli cavesi. Si ritiene che l’arma derivi dal più famoso “archibugiorum”, a quel tempo in “dotazione” alle milizie lanzichenecche che nel 1527, al seguito dell’Imperatore Carlo V, attraversarono il territorio della Città de La Cava.
L’arma, nei primi secoli di produzione, utilizzava la “pietra focaia”: una scheggia di silice che, abbassata con forza per il tramite di una molla, percuoteva una piccola parete d’acciaio, creando una “sorgente di fuoco” sotto la quale si trovava il “focone” o lo “scodellino”, contenente la polvere che si incendiava a causa delle sprizzanti scintille.
Con l’invenzione delle capsule a fulminato di mercurio nei primi dell’Ottocento, gli armaioli cavesi modificarono l’arma, rendendo l’accensione più semplice e migliorando l’efficacia dello sparo.
Tramandato di generazione in generazione, il pistone è divenuto simbolo identitario di Cava de’ Tirreni e ha creato la figura tradizionale del pistoniere/tromboniere, custode e rievocatore delle antiche gesta della città.



