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L'archibugio

L’archibugio deriva dallo “schioppo” e si sviluppa con il miglioramento della polvere da sparo, attribuito al monaco Bertoldo Schwarz. Il nome viene dal tedesco hakenbüchse (“cannone ad uncino”), per via della forcella necessaria a sostenere la lunga e pesante canna in bronzo.

Dal suo sviluppo nasce il trombone, un’arma simile ma con canna più corta e svasata, progettata per facilitare il caricamento anche al buio. Utilizzato soprattutto nella difesa dei fossati, era noto anche come pistone, spazzacampagna o spazzafosso, a seconda delle regioni.

Il pistone, diffuso a Cava de’ Tirreni, pesa circa 12 kg e si carica con polvere nera pressata tramite una bacchetta chiamata “spolvera”. Lo sparo avviene tramite capsula a fulminato di mercurio.

Nel tempo l’innesco evolve dalla miccia all’acciarino a ruota (1517), poi al focile a selce e infine al sistema a percussione, reso possibile dal fulminato sviluppato dal chimico Forsyth nel 1808. Per controbilanciare il forte rinculo, al momento dello sparo si spinge l’arma in avanti.

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Nel corso dei Festeggiamenti in onore del Santissimo Sacramento e della Disfida dei Trombonieri, il pistone viene indicato quale “arma ad avancarica del XVI secolo”, abilmente costruita da armaioli cavesi. Si ritiene che l’arma derivi dal più famoso “archibugiorum”, a quel tempo in “dotazione” alle milizie lanzichenecche che nel 1527, al seguito dell’Imperatore Carlo V, attraversarono il territorio della Città de La Cava.

L’arma, nei primi secoli di produzione, utilizzava la “pietra focaia”: una scheggia di silice che, abbassata con forza per il tramite di una molla, percuoteva una piccola parete d’acciaio, creando una “sorgente di fuoco” sotto la quale si trovava il “focone” o lo “scodellino”, contenente la polvere che si incendiava a causa delle sprizzanti scintille.

Con l’invenzione delle capsule a fulminato di mercurio nei primi dell’Ottocento, gli armaioli cavesi modificarono l’arma, rendendo l’accensione più semplice e migliorando l’efficacia dello sparo.

Tramandato di generazione in generazione, il pistone è divenuto simbolo identitario di Cava de’ Tirreni e ha creato la figura tradizionale del pistoniere/tromboniere, custode e rievocatore delle antiche gesta della città.

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